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L'urlo di Munch...
Munch rivela una verità tremenda e nell’urlarla, né al mondo né a se stesso, semplicemente urlandola, rivela che essa è ‘ovunque’. Una verità non posseduta, non descritta, ma partecipata, vissuta, tant’è che in essa si è coinvolti senza riscatto alcuno di paradigmi, misure, finzioni. L’uomo è atterrito, angosciato, annichilito. Non ha volto, non ha sguardo: gli resta l’urlo, flebile atto di resistenza, eco incessante di una presenza svanita. Il declino delle false certezze è cominciato, Dio muore e con lui cedono le forze, si spegne il sole. Dall’entusiasmo allo choc: non è più Dio ad abitare l’uomo, ma l’uomo ad abitare il mondo. Lo chiameremo ‘Io’ quel misero che urla, isola maledetta in mezzo a un tutto impazzito, fatto caos, tinto di rosso, viola, arancio. L’altare della gioia è diventato un ponte infinito, sospeso sugli inferi. Guai a cadere.
(commento al dipinto L'urlo di Edward Munch. 1893 Dal sito www.battipagliaonline.com)

La "depressione"...
di Callegari Aldo (10-01-2004)
Veniva anche chiamata “esaurimento nervoso”… A detta della maggior parte degli “esperti” è il male del secolo. Il male dei mali… Sulla depressione sono stati scritti un numero sconfinato di libri, trattati, articoli studi… scientifici, filosofici, medici, spirituali, esoterici… la maggior parte delle terapie, cure mediche, placebo e varie altre tecniche, oggi praticate, riescono solo a “lenire” le sofferenze della malattia, ma raramente riescono a debellarla. Perché in quasi due secoli di studio ( e sono moltissimi gli studiosi che hanno dedicato tutta la loro vita… ), questo male non è stato debellato? La depressione non è un male come gli altri, che si cura con i medicinali o interventi chirurgici, questa malattia coinvolge la parte più interiore dell’uomo la sua psiche, l’io interiore, che è un abisso sconfinato a volte impenetrabile anche alla stessa persona che è depressa. Figuriamoci poi a un estraneo…
Si può dire che l’uomo ancora oggi non conosce se stesso.
La depressione e un male sfuggente, infido impalpabile ( all’inizio… ), ti accorgi di essere malato quando è già progredita troppo per poterne uscire da solo. È una tristezza che aumenta coltivandola. È un pessimismo che ti fa vedere tutto in penombra, se non in semioscurità.
Non c’è “la depressione”... Ci sono “le depressioni”. Infatti ci sono molti stadi della malattia.
- Stadi lievi, che proviamo un po’ tutti, in cui si è tristi, un po’ scoraggiati per qualche fallimento, delusione sentimentaleo lutto. Si rompe un equilibrio interiore, c’è un brusco risveglio… un freddo improvviso… non siamo più sicuri, temiamo… c’è questa paura nuova che non ci aspettavamo.
Ma poi passa… ci si riprende e sembra che non resti traccia alcuna. Altri interessi ci prendono, l’affettività si riequilibra… e poi si dimentica…

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