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L'amore di Dio si esprime dunque in questi oracoli contemporaneamente come amore paterno e materno.
L'amore paterno è fatto di stimolo e di sollecitudine; il padre vuol far crescere il suo bambino e portarlo alla piena
maturità. Per questo un papà difficilmente loderà incondizionatamente il figlio in sua presenza: ha paura che si creda
arrivato e che non progredisca più. Al contrario, egli corregge spesso il figlio: "Qual figlio - è scritto - che non è
corretto dal padre?" (Eb 12,7) e anche il Signore "corregge colui che ama" (Eb 12,6). Ma non solo questo. Il padre è
anche colui che dà sicurezza, che protegge, e Dio si presenta all'uomo, lungo tutta la Bibbia, come la "sua roccia, il
suo baluardo e la sua potente salvezza" (Sal 18, 2-3).
L'amore materno invece è fatto di accoglienza e di tenerezza; è un amore "viscerale"; parte dalle profonde fibre
dell'essere della madre, là dove la creatura si è formata, e di lì afferra tutta la sua persona facendola "fremere di
compassione". Qualunque cosa, anche terribile, abbia fatto un figlio, se torna, la prima reazione della madre è sempre
quella di aprirgli le braccia e di accoglierlo. Se un figlio, fuggito di casa, torna, è la madre a dover supplicare e
convincere il papà a riaccoglierlo e a non muovergli troppi rimproveri. Nell'ambito umano, questi due tipi di amore,
virile e materno, sono sempre, più o meno nettamente, ripartiti; in Dio sono uniti. Ecco perché l'amore di Dio si
esprime, talvolta, anche esplicitamente con l'immagine dell'amore materno:
"Si dimentica forse una donna del suo
bambino, così da non commuoversi per il frutto delle sue viscere?" (Is 49,15).
"Come una madre consola il figlio, così io vi consolerò" (Is 66,13).
Nella parabola del figliol prodigo, Gesù ha riunito, nella figura del padre, i tratti di questo Dio che è contemporaneamente padre e madre. Anzi, il padre della parabola è più madre che padre...
Dio, dunque ha anche l'animo di una madre che ama "con debolezza".
Rivelando il suo amore, Dio rivela, contemporaneamente, anche la sua umiltà. E' lui, infatti, che cerca l'uomo,
che cede, che perdona ed è pronto sempre a ricominciare da capo. Innamorarsi è sempre un atto di umiltà. Quando
un giovane, in ginocchio, come avveniva una volta, chiede la mano di una ragazza, fa il più radicale atto di umiltà
della sua vita. Si fa mendicante; è come se dicesse: "Dammi anche il tuo essere, perché il mio non mi basta; io non
basto a me stesso!". Ma Dio perchè si umilia? Ha forse bisogno di qualcosa? No; al contrario, il suo amore è pura
gratuità: egli ama non per completarsi, ma per completare, non per realizzarsi, ma per realizzare. Ama perché il bene
"ama diffondersi". Questa è la qualità unica e irripetibile dell'amore di Dio. Dio, amando, non cerca nemmeno la sua
gloria; o meglio, cerca, sì, la sua gloria, ma questa gloria non è altro che quella di amare l'uomo gratuitamente.
Dio ama perché è amore; la sua è una gratuita necessità e una necessaria gratuità. Di fronte all'insondabile mistero
di questo amore di Dio, si capisce lo stupore del Salmista che si domanda:
"Ma cosa è mai l'uomo, o Dio, perché tu te
ne ricordi e il figlio dell'uomo perché te ne prendi tanta cura?" (Sal 8,5).
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