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- Ci sono stadi più gravi, della malattia in cui invece lo stato di prostrazione rimane per lungo tempo. Le cause scatenanti che sono più o meno sempre le stesse ( poca stima di sé privazione di amore, paura della morte… ), non si esauriscono, permangono e agiscono dentro i nostri pensieri con un logoramento continuo e martellante. Siamo sempre lì, con gli stessi pensieri, che girano, girano, senza che riusciamo fermarli… è la sensazione di essere “privati” di qualcosa di cui abbiamo assoluto bisogno ( come l’aria…), e allora questa mancanza può produrre sensi di vuoto, di nausea, di vertigine, instabilità, estrema debolezza. Non è ancora una malattia irreversibile, perché fin qui, sono ancora molti quelli che guariscono.
- Poi ci sono gli stadi gravissimi o cronici dove la malattia diventa fisica con danni permanenti agli organi e al cervello e dove (a parte il sollievo farmacologico), la medicina e la psicanalisi è assolutamente impotente.
Bisogna evitare di arrivare questi stadi.
Infatti la depressione e un lungo cammino che ha un suo inizio importante da individuare, e un suo evolversi ( aggravamento).
È fondamentale secondo me che ci si renda conto di essere depressi e ci si faccia aiutare.
Quest’aspetto che ha a che fare con “l’umiltà del cuore” è spesso sottovalutato.
Ed è, invece, a mio avviso una grande possibilità di salvezza.
L’essere umili è in contrasto con i principi di questa società edonistica che promuove il “super” e scarta tutto il resto.
Ecco perché è così difficile salvarsi dalla depressione. Ci si vergogna a essere bisognosi di aiuto.
“ Solo i veri uomini, le vere donne, ce la fanno da soli, gli altri sono mezze cartucce “.
E finché è questo l'imperativo sociale, avremo società di depressi, lievi, gravi, cronici.
Una dura critica va fatta ai vari terapisti ( psicologi, psicanalisti, psichiatri ecc.), e che privilegiano lo “ star bene “ del singolo ( il loro paziente). A prescindere da ogni altro legame o persona che sta intorno. ( non sono in cura, quindi non hanno bisogno di niente… soprattutto non pagano… chiusa ).
La cultura edonistica la fa da padrone anche negli studi di questi “ esperti “.
“L’importante è che stia bene tu, degli altri non ti deve interessare “.
È questo un imperativo categorico dei terapisti.
Un malcelato, disinteressato altruismo che produce dei guasti inimmaginabili nel nostro tessuto sociale.
Come se fosse necessario estrarre dal “ contesto “ una persona che finora ha vissuto in questo
“ contesto “.
È una costosa violenza ( anche economicamente…) che si paga ancor di più dopo la cura…
