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Il lavoro in questa ottica diventa "un fattore inevitabile", sopportato, ma non amato.
L'aspirazione massima è "lavorare poco, guadagnare molto e che arrivino presto le ferie".
Eppure il lavoro (come tutti sanno...), è anche molto altro...
Col lavoro l'uomo si nobilita, si eleva, si riscatta...
da una condizione di dipendenza (e a volte di miseria),a una di dignità e parità sociale.
Il lavoro, al centro delle conquiste sociali degli ultimi secoli e fondamento filosofico e sociologico
dei moderni stati democratici, non è ancora accolto dall'uomo nel senso più alto e trascendente.
Non è ancora percepito come dono e opportunità individuale e collettiva di relazione.
Magnifica e straordinaria opportunità di condivisione di risorse, pensiero e sentimenti.
(oggi a livello planetario...)
A fronte dell'impegno personale, fisico, psichico, emozionale, divengo conproprietario del
"Tesoro dell'umanità". Un modo di dire per indicare il "patrimonio culturale,
scientifico e spirituale", frutto del lavoro dell'umanità di tutti i tempi.
Mi pare che non si rifletta a sufficienza su questa realtà, che ci impregna
totalmente nel "tessuto sociale eterno".
Soprattutto per il ruolo che posso avere nella "emancipazione sociale virtuosa",
a partire dal mio posto di lavoro per tutti quelli che lavorano e interagiscono con me.
( la fede in Dio, perdonarsi per darsi una nuova possibilità...accogliere le diversità, capacità di donarsi gratuitamente...ecc. )


Domande:
  Sono cosciente della importanza del mio lavoro per me, per i miei compagni e per chi mi fa lavorare?
  Comprendo o no, che le tante ore di lavoro sono una opportunità di testimonianza individuale e di
      dialogo costruttivo con i miei compagni?
  Mi rendo conto che la società può cambiare in meglio a partire da me e dal mio lavoro?
  Ho capito che il mio lavoro, tramite lo scambio di valori con i miei compagni, mi cambia, mi matura,
      globale" mi mette in condizione di dare il meglio di me stesso?


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